La prima volta che ho passeggiato tra i Sassi di Matera, ho provato la strana sensazione che il tempo non fosse trascorso, ma si fosse stratificato. Pietra su pietra, grotta su grotta, secoli ancora visibili nelle pareti e nelle scale. La gente ha vissuto qui ininterrottamente per più di duemila anni, fino agli anni ’60, rendendo Matera una delle città più antiche al mondo ad essere stata abitata senza interruzioni — ma ciò che mi rimane più impresso non sono i dati storici. È l’atmosfera: il silenzio tra i vicoli, il bucato che ondeggia al vento, la luce che sfiora la pietra di tufo al tramonto… La vita si è semplicemente adattata, trasformata e proseguita.

Nascosta sotto la piazza principale, il Palombaro Lungo, questa enorme cisterna sotterranea rivela un lato meno visibile della storia di Matera. Scendendo nella fresca oscurità, circondati dall’acqua e dalla pietra, diventa più facile comprenderlo.

Anche quando vado a fare shopping, mi fermo sempre davanti alla Chiesa del Purgatorio. La sua facciata, solenne e al tempo stesso strana, è impossibile da ignorare: memento mori… È uno di quei luoghi che raccontano di un rapporto molto intimo con il mistero, la memoria e la fede.

E poi c’è Santa Maria de Idris, arroccata in modo spettacolare su uno sperone roccioso sopra il Sasso Caveoso. Scavata direttamente nella roccia tufacea, sembra quasi spuntare dal paesaggio stesso… diventa difficile distinguere dove finisce la natura e dove inizia la storia dell’uomo.

Più tardi quella sera abbiamo cenato alla Tierra Osteria Contemporanea, dove gli ingredienti tradizionali lucani vengono reinterpretati con eleganza e passione… in qualche modo l’esperienza si è rivelata davvero completa.